Pannelli solari dopo la grandine: cosa controllare da terra

Dopo grandine, temporale o fulmine: quali danni ai pannelli solari si vedono da terra e quali no, cosa promette la norma sui moduli e cosa dicono i tuoi kWh.

Il primo controllo dei pannelli solari dopo la grandine, un temporale forte o un fulmine caduto vicino, si fa da terra: un vetro incrinato, un pannello sollevato o spostato, una staffa piegata si vedono già senza salire su niente. Quello che non si vede (una microfrattura nel vetro o nelle celle, un ottimizzatore, un microinverter o una stringa che non sono ripartiti) non lascia traccia sul display: un inverter che si è riavviato torna a mostrare la potenza di quello che sta ancora funzionando, come se non fosse successo nulla. La differenza la fa un solo numero, che né l’occhio né una spia verde possono dare da soli: il totale di kWh prodotti nei giorni dopo l’evento, confrontato con quelli di prima e con quanto sole c’era.

Cosa guardare da terra dopo grandine, vento forte o un fulmine vicino

La Protezione Civile descrive la grandine come una «caduta a scrosci di chicchi di ghiaccio», capace, scrive, di «danneggiare le lamiere di un’automobile e di mettere a rischio l’incolumità delle persone» (Protezione Civile). Se può ammaccare la carrozzeria di un’auto, vale la pena guardare bene anche il tetto.

Da terra, a occhio o con lo zoom di una foto, si vedono già: il vetro di un pannello incrinato o rotto, un pannello sollevato, spostato o inclinato rispetto agli altri, una staffa o un profilo della struttura di montaggio piegato o fuori posto. Se noti uno di questi segni, è il momento di chiamare l’installatore o un tecnico, non di salire a guardare da vicino.

Perché non sali tu sul tetto a controllare

Per salire in sicurezza su una copertura non basta una scala appoggiata al muro. Per i lavori in copertura l’INAIL elenca piattaforme di lavoro elevabili, ponteggi, scale anticaduta, trabattelli, parapetti, reti di sicurezza, ancoraggi e dispositivi di protezione individuale (INAIL, Quaderno di ricerca n. 15). Un tetto bagnato o appena danneggiato è ancora meno il posto per improvvisare. Quello che vedi da terra basta per decidere se chiamare qualcuno; l’ispezione ravvicinata dei moduli è lavoro per chi ha quella attrezzatura.

Il danno da grandine che non si vede: microfratture e componenti che non ripartono

Il danno da grandine si divide in due categorie, secondo il Dipartimento dell’Energia statunitense (DOE FEMP): quello visibile, e quello che non lo è. Una microfrattura nel vetro o nelle celle può non ridurre la produzione subito, ma allargarsi nel tempo, far calare la resa e aumentare il rischio di punti caldi e di incendio (DOE FEMP). Il centro di test indipendente PVEL aggiunge che questo tipo di danno alle celle è tipicamente non visibile a occhio nudo, ed è per questo che nei laboratori si usano immagini a elettroluminescenza, non un controllo visivo, per rilevarlo (PVEL).

Vale un principio simile per il resto dell’impianto: un ottimizzatore, un microinverter o una stringa possono non ripartire dopo l’evento, mentre il resto continua a produrre normalmente. L’inverter, dopo un riavvio, non segnala necessariamente nulla: torna semplicemente a mostrare la potenza di quello che sta ancora funzionando, non un confronto con quello che dovrebbe funzionare.

Grandine: cosa promette davvero la norma dei moduli fotovoltaici

In Italia la grandine non è un rischio meteo qualunque. Secondo IVASS, il regolatore delle assicurazioni, la grandine da sola vale oltre il 60% dei premi raccolti per i rischi climatici e oltre il 70% del costo dei sinistri (dati al 31 dicembre 2023): è il primo pericolo climatico del paese (IVASS).

Il modulo fotovoltaico che hai sul tetto ha quasi certamente superato una prova precisa. Lo standard internazionale IEC 61215, così come lo descrive il DOE FEMP, richiede che un modulo resti visivamente intatto e perda meno del 5% della potenza dopo 11 colpi di chicchi di ghiaccio da 25 mm di diametro (circa un pollice), lanciati a circa 51 mph, cioè 23 m/s (DOE FEMP). La stessa norma definisce anche gradini di gravità superiori (fino a chicchi da 76 mm lanciati a 39,5 m/s, secondo la tabella riportata dal DOE), ma il livello base, quello a cui è certificata la maggior parte dei moduli in commercio, resta quello dei 25 mm.

Un modulo certificato, quindi, non è «a prova di grandine»: ha superato una prova precisa. Un chicco più grande o più veloce di quello della prova, o troppi colpi ravvicinati, restano fuori da quella soglia.

Fulmini e sovratensione: cosa dicono le norme italiane

La Protezione Civile considera i fulmini «il più temibile pericolo associato ai temporali» (Protezione Civile). Se i pannelli stessi aumentino o meno il rischio di essere colpiti rispetto a un tetto qualunque, nessuna fonte ufficiale lo conferma né lo esclude.

Sulla protezione dell’impianto esistono invece norme dedicate. Il CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) ha una guida specifica per gli impianti fotovoltaici connessi alla rete del distributore, la CEI 81-28 (Consorzio Promos Ricerche), e il collegamento alla rete di distribuzione segue la CEI 0-21. Quale protezione contro le sovratensioni serva al tuo impianto lo stabilisce il suo progetto, o un tecnico abilitato che lo verifichi.

L’assicurazione dopo un danno da grandine o maltempo al fotovoltaico, e perché conta la data

Secondo Altroconsumo, molte polizze multirischio per la casa coprono gli eventi atmosferici: pioggia, tempeste, bufere, grandine, gelo e sovraccarico di neve. Di norma restano esclusi i fenomeni straordinari e catastrofici, come alluvioni, inondazioni e terremoti, e spesso i danni ai beni lasciati all’aperto (Altroconsumo). Se e come la tua polizza tratta i pannelli sul tetto è scritto nel tuo contratto.

Conta soprattutto il termine di segnalazione. Altroconsumo indica una denuncia «con raccomandata a/r entro 3 giorni» dal sinistro, e l’articolo 1913 del Codice Civile fa partire il termine dal giorno in cui il sinistro si è verificato o l’assicurato ne ha avuto conoscenza (Codice Civile, art. 1913). Per un danno che non si vede subito, quindi, il termine può decorrere da quando te ne accorgi, non dalla data dell’evento. E quel giorno, per un guasto che l’occhio non vede, lo trovi solo confrontando la tua produzione.

Come saperlo davvero: il confronto fra il giorno dopo e il giorno prima

Il metodo è lo stesso per ogni guasto silenzioso, grandine compresa: guarda il totale di kWh prodotti giorno per giorno, non la potenza istantanea. L’app del produttore o il report mensile del tuo impianto ti dà quel numero per ogni giorno; come leggerlo, marca per marca, è nella guida su come capire se i pannelli solari funzionano davvero.

Prendi i giorni dopo l’evento e mettili accanto a quelli di prima, a parità di sole: un giorno nuvoloso dopo una settimana di sereno produce meno per conto suo, non per colpa della grandinata. Il modo per separare le due cose (quanto avrebbe dovuto rendere il tuo impianto quel giorno, in base al mese e al meteo) è lo stesso confronto spiegato nella guida su quando il fotovoltaico produce poco. Se i giorni da confrontare cadono in dicembre, in un inverno in cui El Niño è sui titoli dei giornali, che peso dare a una previsione stagionale quando guardi i tuoi kWh è il tema della guida su inverno di El Niño e produzione di dicembre. Se il calo resta anche togliendo di mezzo il meteo, e dura da più di qualche giorno di sole, hai la tua risposta: qualcosa non è ripartito da solo, e ora hai anche la data da scrivere da qualche parte.

Solmiro fa questo confronto ogni giorno al posto tuo: mette la produzione di ieri accanto alla resa attesa per il meteo sopra il tuo tetto e ti scrive un’e-mail quando qualcosa non va. Collegare l’inverter è gratis.

Quanto vale, in pratica, non accorgersene subito

Il conto è lo stesso di ogni guasto parziale: la quota di potenza persa, per la produzione tipica del mese per kWp, per il valore del kWh.

La cifra è piccola, ma nessuna spia si accende per segnalarla: la mostra solo il totale giornaliero, messo accanto a quello di prima.

Se la produzione non torna come prima

Se il confronto conferma un calo vero, che il meteo non spiega e che dura da più giorni di sole di fila, il passo successivo è lo stesso di qualunque guasto silenzioso: guarda il display o l’app di giorno, marca per marca, e segui la verifica passo per passo nella guida sull’inverter fotovoltaico offline o che non produce. Se invece i numeri di dopo assomigliano a quelli di prima, a parità di sole, l’unica cosa da segnare da qualche parte è che va bene così.

Un giorno storto o un danno?

Un giorno basso dopo una grandinata non è ancora un danno. Su un tetto Enphase da 6,09 kWp ad Almere, il 18 settembre 2026 la produzione si è fermata a 15,0 kWh contro i 22,7 che il meteo consentiva, il 66%; il 2 settembre, nello stesso mese, era arrivata al 217%. Fra i giorni confrontabili del 2026, nessuno dei più bassi era un guasto: in quelli successivi il tetto era di nuovo sopra il 100%, e sui 28 giorni confrontabili di settembre ha prodotto 468 kWh contro 467 attesi. Per questo il controllo giornaliero di Solmiro non dà mai un avviso per un giorno solo. Se invece la tua produzione resta indietro per più giorni confrontabili, chiama l’installatore.

Le domande che fanno i proprietari

Dopo la grandine devo salire sul tetto per controllare i pannelli solari?

No. Per salire in sicurezza su un tetto serve l'attrezzatura che l'INAIL elenca per i lavori in copertura (piattaforme elevabili, ponteggi, scale anticaduta, parapetti, reti di sicurezza, ancoraggi, dispositivi di protezione individuale), non la scala che hai in garage. Quello che si vede da terra o con lo zoom di una foto (vetro rotto, un pannello spostato, una staffa piegata) basta per decidere se serve un tecnico; il resto lo valuta chi sale per mestiere.

La grandine può danneggiare i pannelli solari anche se da terra sembrano intatti?

Sì. Lo standard internazionale IEC 61215, descritto dal Dipartimento dell'Energia statunitense (DOE FEMP), certifica un modulo fotovoltaico se resta visivamente intatto e perde meno del 5% di potenza dopo 11 colpi di chicchi da 25 mm lanciati a circa 51 mph (23 m/s): sopra quella soglia la norma non promette nulla. Anche sotto quella soglia può restare una microfrattura non visibile a occhio nudo, che secondo il DOE FEMP può allargarsi nel tempo, far calare la produzione e aumentare il rischio di punti caldi e di incendio; il centro di test indipendente PVEL conferma che questo tipo di danno alle celle si rileva con immagini a elettroluminescenza, non con un controllo visivo.

I pannelli fotovoltaici attirano i fulmini?

Nessuna fonte ufficiale lo conferma né lo esclude. La Protezione Civile descrive i fulmini come «il più temibile pericolo associato ai temporali» e nota che «esiste un certo rischio connesso ai fulmini anche al chiuso», ma senza riferirsi agli impianti fotovoltaici. In Italia la protezione degli impianti connessi alla rete ha una guida tecnica dedicata, la CEI 81-28.

Quanto tempo ho per segnalare un danno da grandine all'assicurazione?

Dipende dalla polizza, ma Altroconsumo descrive per le polizze multirischio casa un termine tipico di «raccomandata a/r entro 3 giorni» dal sinistro. La regola generale del Codice Civile sull'avviso all'assicuratore, l'articolo 1913, fa partire questo termine di 3 giorni «da quello in cui il sinistro si è verificato o l'assicurato ne ha avuta conoscenza»: per un danno che scopri solo dopo, come un calo di produzione, il termine può quindi decorrere da quando te ne accorgi, non dalla data dell'evento. Se e come la tua polizza copre l'impianto fotovoltaico, e da quando fa partire il conteggio, è scritto nel tuo contratto.

Come faccio a sapere se il temporale ha fermato una parte dell'impianto, se l'inverter sembra a posto?

Guarda il totale di kWh prodotti nei giorni dopo l'evento, non la potenza istantanea sul display: un inverter che si è riavviato mostra la potenza di quello che sta ancora funzionando, anche se una stringa, un ottimizzatore o un microinverter non sono ripartiti. Confronta quel totale con i giorni prima dell'evento e con quanto sole c'era: se il calo resta anche a parità di sole, è un guasto parziale, non il meteo.

La prossima volta

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Fonti (10)

  1. Dipartimento della Protezione Civile — Rovesci di pioggia e grandine protezionecivile.gov.it
  2. Dipartimento della Protezione Civile — Temporali e fulmini protezionecivile.gov.it
  3. IVASS — Rischi da catastrofi naturali e di sostenibilità: monitoraggio annuale 2025 (giugno 2025) ivass.it
  4. INAIL — Esecuzione in sicurezza dei lavori in copertura: misure di prevenzione e protezione, Quaderno di ricerca n. 15, 30 novembre 2017 inail.it
  5. Altroconsumo — Assicurazioni contro eventi naturali: cosa copre la polizza casa, 13 settembre 2023 altroconsumo.it
  6. Codice Civile, art. 1913 (Avviso all'assicuratore) — Brocardi.it brocardi.it
  7. U.S. Department of Energy, Federal Energy Management Program — Hail Damage Mitigation for Solar Photovoltaic Systems energy.gov
  8. PVEL (PV Evolution Labs) — From Random to Repeatable: Inside the Hail Stress Sequence for PVEL's PV Module Product Qualification Program pvel.com
  9. Consorzio Promos Ricerche — Impianti fotovoltaici: dal CEI la guida alla protezione dai fulmini (Guida CEI 81-28), 22 ottobre 2013 promosricerche.org
  10. PVGIS 5.2 (Commissione europea, JRC) — produzione mensile, Roma, 1 kWp re.jrc.ec.europa.eu

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